Torino 1976, cinquant'anni fa lo scudetto. Pulici e le visite allo zoo, la lezione di Radice: era una squadra rivoluzionaria
Il Torino del 1976: uno scudetto rivoluzionario
Il 16 maggio 1976 il Torino conquistava il suo settimo scudetto, un trionfo storico arrivato a ventisette anni dalla tragedia di Superga. Sotto la guida tecnica di Gigi Radice, la squadra granata riuscì a imporsi con un calcio moderno e innovativo, ispirato al modello totale olandese, superando la Juventus in una volata finale rimasta nella memoria collettiva dei tifosi.
Il successo fu trascinato dai celebri "Gemelli del gol", Paolo Pulici e Francesco Graziani, supportati da una formazione solida che includeva talenti come Claudio Sala, Eraldo Pecci e il portiere Luciano Castellini. Il racconto dell'epoca è arricchito da aneddoti e rituali scaramantici che testimoniano il legame profondo e quasi mistico tra la squadra e la sua città.
La certezza del titolo arrivò all'ultima giornata grazie al pareggio per 1-1 contro il Cesena, con la rete decisiva siglata proprio da Pulici, mentre la Juventus cadeva a Perugia. Quel tricolore rappresentò una vera e propria liberazione per il popolo granata, segnando l'apice di un'era che vide il Torino proporre uno degli stili di gioco più spettacolari della storia del calcio italiano.





















