Roberto Baggio: «Senza il Buddhismo non sarei diventato Baggio. Il Mondiale? Sacchi avrebbe preferito che non giocassi la finale. Nella vita precedente non mi sono comportato bene»
La confessione di Roberto Baggio tra calcio e spiritualità
In occasione dell'uscita del suo libro Luce nell’oscurità, scritto con la figlia Valentina e Matteo Marani, Roberto Baggio si racconta in un'intervista che spazia dai successi sportivi ai tormenti personali. Il fulcro del racconto rimane il rigore sbagliato nella finale dei Mondiali del 1994 a Pasadena: un errore che l'ex numero 10 definisce come una ferita mai del tutto rimarginata, un peso che ancora oggi lo accompagna nei momenti di riflessione.
Un ruolo determinante nella vita di Baggio è occupato dal Buddhismo, pratica che lo ha aiutato a gestire il dolore fisico causato dai numerosi infortuni alle ginocchia e a trovare una stabilità interiore. L'ex calciatore spiega come la fede gli abbia permesso di trasformare la sofferenza in un percorso di crescita, affrontando con umiltà le difficoltà di una carriera segnata da operazioni chirurgiche invasive e momenti di profondo sconforto.
L'intervista tocca anche i rapporti complessi con alcuni allenatori, tra cui Arrigo Sacchi e Marcello Lippi, e la stima profonda per campioni come Maradona e Del Piero. Baggio analizza infine la crisi del calcio italiano contemporaneo, individuando nella mancanza di spazi per i giovani e nella rarefazione del calcio di strada le cause principali del declino tecnico della Nazionale, rimasta esclusa dalle ultime competizioni mondiali.























