I tennisti protestano: niente tv e conferenze stampa ridotte. Sinner: "Ora basta, serve rispetto"
La protesta dei tennisti a Parigi: richieste di rispetto e riforme economiche
A Parigi è scoppiata la protesta dei tennisti contro gli organizzatori dei tornei del Grande Slam. I giocatori chiedono una redistribuzione più equa dei ricavi — attualmente ferma al 15%, contro il 22% garantito dai Masters 1000 —, maggiori tutele pensionistiche per il post-carriera e un peso superiore nelle decisioni politiche e di calendario. Di fronte al silenzio degli organizzatori dopo una lettera inviata a marzo, i tennisti hanno avviato un'azione dimostrativa.
La protesta si è concretizzata durante il media day, con circa venti top player — tra cui l'italiano Jannik Sinner — che hanno limitato la durata delle conferenze stampa a soli 15 minuti (cifra simbolica che richiama la percentuale dei ricavi) e si sono rifiutati di rilasciare interviste alle televisioni detentrici dei diritti di trasmissione. Sinner ha chiarito che non si tratta di un'azione contro i giornalisti, bensì di una richiesta di rispetto e di risposte concrete da parte dei vertici dei tornei.
Al momento, la direttrice del Roland Garros, Amelie Mauresmo, ha escluso variazioni di bilancio per l'edizione in corso, mentre gli organizzatori di Wimbledon si sono mostrati più aperti al dialogo, proponendo un confronto con un consiglio dei giocatori più rappresentativi.























