Georgia rugby, scandalo doping: 36 anni di squalifica tra giocatori e medici della nazionale
Scandalo doping nel rugby georgiano: 36 anni di squalifiche
Un'indagine congiunta tra World Rugby e la Wada, denominata "Operazione Obsidian", ha portato alla luce un grave sistema di elusione dei controlli antidoping all'interno della nazionale di rugby della Georgia. Lo scandalo ha coinvolto sei giocatori e il responsabile medico della squadra, portando a squalifiche complessive per 36 anni. Al centro dell'inchiesta figurano lo scambio sistematico di campioni di urina e la complicità tra atleti, staff medico e alcuni membri dell'agenzia antidoping locale.
Le sanzioni più pesanti hanno colpito l'ex capitano Merab Sharikadze, squalificato per 11 anni, e la dottoressa Nutsa Shamatava, che ha ricevuto una sospensione di 9 anni. Secondo le ricostruzioni, la dottoressa avvisava i giocatori dei controlli imminenti con oltre 24 ore di anticipo tramite chat di gruppo, permettendo loro di organizzare la sostituzione dei campioni. Le analisi del DNA hanno successivamente confermato che le urine fornite non appartenevano agli atleti selezionati per i test.
Le motivazioni dietro questo sistema fraudolento, attivo principalmente tra il 2022 e il 2023, risiederebbero nel tentativo di nascondere l'uso di sostanze stupefacenti a scopo ricreativo. Il presidente della Wada, Witold Banka, ha definito l'accaduto "oltraggioso", sottolineando come la severità delle pene inflitte rappresenti un monito fondamentale per l'integrità dello sport internazionale.























